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Fashion e simulazione: come scegliere l’abbigliamento più adatto (Business Attire)

Articolo di Basso

“Western business attire”: tre parole che ancora oggi riecheggiano nella mia testa risvegliando in me il sentimento di terrore e inadeguatezza che provai la prima volta che le sentii pronunciare.
Fino al 2016, ho sempre vissuto nella convinzione che le immagini di ragazzi ben vestiti alle prese con le attività del Model United Nations, nonché quelle ancora più note degli adulti immersi nella loro frenetica quotidianità lavorativa, fossero qualcosa di estremamente lontano dalla mia vita di studente ventenne.
Fino ad allora, la mia era stata una vita caratterizzata da maglietta e pantaloncini della tuta indossati in campagna, da un guardaroba mutuato da mio padre all’inizio del primo anno di università per non sfigurare davanti ai miei futuri compagni di corso, dalle flip-flops indossate in abbinamento ai calzini anti-scivolo utilizzate per uscire di casa per fare la spesa. Dover curare il mio abbigliamento per affrontare la formalità delle simulazioni di Roma e New York si prospettava un’ardua sfida.
Messo davanti all’inesorabile necessità di dovermi adeguare alle consuetudini del MUN, iniziai a riflettere sul da farsi cercando un modo per venirne dignitosamente a capo, cogliendo anche l’occasione per divertirmi a dare una svolta al mio rapporto col vestiario. Individuai due miei punti di forza che decisi avrei utilizzato come cavalli di battaglia.
Il primo luogo, il mio amore per i colori: i colori hanno lo straordinario potere di fornire indizi sulla propria personalità e sensibilità nonché di instaurare un immediato rapporto di empatia con chi si relaziona per la prima volta con noi. In secondo luogo, la mia capacità di ironizzare su me stesso, pur mantenendo una certa eleganza, al fine di smorzare situazioni intrise di una pretesa formalità che, ahimé, non mi appartiene.
Partendo da queste basi, quando mi furono assegnati gli Stati che avrei rappresentato, ovvero l’Ucraina e la Russia, ebbi un’illuminazione: avrei preso spunto dalle bandiere nazionali per il mio abbigliamento. Rimediai giacca e pantaloni eleganti color blu elettrico, delle classiche camicie bianche, una cravatta gialla per Roma ed una rossa per New York. Scelte senza dubbio azzardate che in un primo momento non convinsero appieno i miei colleghi delegati, scelte che tuttavia durante i giorni di simulazione si rivelarono vincenti ottenendo l’approvazione e i complimenti di molti.
Un dato di fatto: senza ricorrere a troppi manierismi, ovunque vadano, gli italiani riusciranno a farsi notare positivamente per il loro abbigliamento. Viviamo in una terra che ha fatto la storia del vestire e la diretta conseguenza di ciò è il fatto che, anche inconsapevolmente, la quasi totalità di noi possiede uno spiccato gusto nella scelta e nell’abbinamento dei capi che all’estero incontra l’apprezzamento dei più. Non è dunque necessario tormentarsi nelle scelte come avvenne nel mio caso.
“Le ragazze italiane durante le sessioni di lavoro in comitato si riconoscono dal fatto che sono quelle vestite meglio”, mi ha raccontato di aver sentito dire da un ragazzo statunitense una delegata di Consules – Milano durante NMUN•NY 2018. Sempre nel 2018, durante WorldMUN•Panama, ad un’altra delegata meneghina è stato assegnato il “best dressed award”, uno dei riconoscimenti morali che vengono attribuiti al termine dei lavori in comitato in costanza di un clima ludico e ilare.
Sentirsi a proprio agio con gli abiti che s’indossa credo sia molto importante; sapersi distinguere senza sforare nella banalità o nella volgarità invece un valore aggiunto. Puntare sul classico stile italiano è un’assoluta certezza, personalizzarlo nobilitandolo con l’ausilio dei colori, di accessori, o avendo cura per i dettagli può essere un modo per sentirsi sin da subito adeguati ad affrontare un’esperienza nuova e impegnativa, quale il MUN.
Nell’approcciarsi a un’esperienza simile è indispensabile un profondo rispetto per l’ambiente e le persone con cui si avrà a che fare: esperimenti quali il mio sono consigliabili solo nel limite in cui si riesca a mantenere una certa classe e finezza; osare al solo scopo di farsi notare a tutti i costi potrebbe rivelarsi controproducente, talvolta addirittura offensivo.
Nel caso in cui, come me, si volesse sfruttare l’occasione del MUN per innovarsi cercando di perseguire un minimo di originalità nel proprio modo di vestire, il consiglio che mi sento di dare è quello di costruire il proprio abbigliamento tenendo a mente come obiettivo finale quello di strappare un sorriso o un pacato complimento: la possibilità di mostrarsi in altre vesti, facendo scaldare gli animi, fuori dal comitato sono innumerevoli e senza dubbio si prestano ad essere occasioni più adatte a ciò rispetto alle sessioni di lavoro.

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