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Intervista al Presidente della Croce Rossa Francesco Rocca

Durante la XIII edizione del MUN ROME, tenutasi a Roma nei mesi di febbraio e marzo 2018 presso il prestigioso centro congressi Cavour, numerosi studenti degli istituti di istruzione secondaria ed universitari, provenienti da tutta Italia e dall’estero, hanno avuto la possibilità non solo di affrontare la più autorevole simulazione -italiana- dei lavori delle Nazioni Unite, organizzata dall’Associazione no-profit Consules, ma anche di poter ascoltare e fare bagaglio delle parole di celebri professionisti invitati per l’occasione.

I loro contributi, estremamente interessanti, hanno contribuito al già alto valore educativo dell’esperienza didattica, approfondendo, per alcuni degli interventi, le tematiche trattate nella simulazione e, in tal altri, fungendo da faro guida per coloro i quali sognano uno sbocco professionale di respiro internazionale.

A tal proposito, ha risposto all’invito l’Avvocato Francesco Rocca, Presidente Nazionale della Croce Rossa Italiana e, recentemente nominato, Presidente della Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

Francesco Rocca nasce a Roma nel 1965 e fin dai primi anni di studio universitario si avvia al volontariato. Nel 2007 viene chiamato a ricoprire l’incarico di Capo del Dipartimento delle operazioni di emergenza della Croce Rossa Italiana e solo un anno dopo, nel 2008, accetta l’incarico di Commissario straordinario. Nel 2013 viene eletto Presidente Nazionale della Croce Rossa Italiana e Vice Presidente della Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ed il 6 novembre del 2017 ne diviene il Presidente.

D: Quale è una delle sfide più importanti del suo mestiere, del ruolo che ricopre e che ha appunto ricevuto recentemente con la sua investitura in Turchia?

R: Sicuramente è quella del coordinamento degli aiuti. E’ una delle sfide più importanti soprattutto in situazioni in cui la complessità è la parola principale.
Ci sono situazioni in cui noi interveniamo, come in aree di conflitto colpite da disastri naturali o che comunque già vivono una situazione di estremo disagio ed estremo degrado. La sfida è dunque essere in grado di coordinare gli aiuti e fare in modo di essere realmente capaci di raggiungere coloro che sono in stato di bisogno, e dall’altro lato essere capaci di portare l’attenzione alla comunità internazionale tali crisi, oggi spesso dimenticate.

Se io penso al Chad, all’Africa Subsahariana o al Corno d’Africa oppure alle conseguenze del cambiamento climatico nei Caraibi o nel Pacifico, noi non abbiamo risorse sufficienti su quelle sfide per poter far fronte ai bisogni delle persone e delle popolazioni colpite.

D: Come sa durante la conferenza MUN Rome organizzata da Consules, giovani studenti si confrontano con una simulazione all’interno della quale rappresentano degli stati membri. Una sfida per loro abbastanza importante. Cosa consiglierebbe a dei giovani che intraprendono questo percorso e che magari nella vita, per carriera, vorrebbero diventare diplomatici o aspirano ad un ruolo come il suo a livello internazionale?

R: Oggi ho avuto il privilegio di poterlo dire ai partecipanti: la capacità empatica. Non si può essere, a mio avviso, un buon diplomatico o un buon operatore, attore umanitario, se non si ha empatia. Questa è sicuramente uno dei prerequisiti.

Poi tantissima formazione e preparazione. L’aspetto della formazione per noi è essenziale. Questo lo vedo nel nostro sistema, come Croce Rossa soprattutto a livello internazionale, l’attenzione alla qualità, alle esperienze. Quindi, mettersi in gioco e rimettersi in gioco spesso. Chi decide di fare questa carriera non pensi al posto fisso ma non per la retorica che c’è adesso legata al mercato del lavoro ma proprio perché, quando noi esaminiamo i curriculum, più si è lavorato in differenti contesti e in ambienti diversi, portando esperienze positive, più è il segno di una capacità di adattamento, di grande capacità di elaborare diverse culture e diversi problemi che affliggono i territori.

Per me queste sono le due caratteristiche principali: mettersi in gioco da subito e non aver paura della apparente iniziale precarietà, perché comunque è così che si costruisce una buona carriera nel sistema internazionale. Con questa capacità di mettersi in gioco da subito.

Ringraziamo il Presidente Rocca per il suo intervento e per i suoi preziosissimi consigli alla prossima su Consules.

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