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Stati grandi, Stati piccoli. Medie, piccole e grandi potenze. Quali possibili alleanze in simulazione?

Articolo di Borsani

La scena internazionale è caratterizzata storicamente da una gerarchia. In cima vi sono le cosiddette grandi potenze, che, per potere economico, militare, culturale e diplomatico, hanno le capacità di determinare le dinamiche del sistema internazionale. Negli anni della Guerra Fredda, ad esempio, le due grandi potenze erano Stati Uniti e Unione Sovietica. Al di sotto, troviamo le medie potenze, ovvero quegli Stati che, pur non potendo agire influentemente su scala globale, hanno la possibilità a livello regionale di perseguire i propri interessi da una posizione di forza. L’Italia si inserisce, fin dalla sua nascita, in questa categoria. Infine, il terzo e ultimo gradino nella scala gerarchica internazionale è occupato dalle piccole potenze. Si tratta di Paesi che, notoriamente, cercano il sostegno di una media o, meglio, grande potenza per far valere la propria voce e trovare, quindi, nel ‘patrono’ una sponda per tutelare i propri interessi.
All’interno delle Nazioni Unite, le dinamiche e le interazioni tra i vari livelli di potenza tendono a replicarsi. Se, ad esempio, una grande potenza come gli Stati Uniti, una media come la Gran Bretagna e una piccola come l’Islanda sono alleate su questioni di sicurezza in seno alla NATO, un dibattito all’Assemblea Generale che preveda come argomento di discussione l’utilizzo della forza nelle relazioni internazionali non potrà che vederle affiancate nel far valere la propria posizione comune espressa anzitutto dalla rispettiva appartenenza all’Alleanza Atlantica.
Tuttavia, è bene tenere presente che vi sono numerosi temi su cui alleati e partner possono avere posizioni divergenti, soprattutto se queste tematiche non intaccano interessi nazionali ritenuti vitali, garantendo al contrario una sufficiente elasticità nella formazione degli allineamenti. Ad esempio, oggi gli Stati Uniti, l’Australia e la Nuova Zelanda, rispettivamente grande, media e piccola potenza legate da un’alleanza trilaterale (ANZUS), hanno una visione differente su come affrontare il cambiamento climatico, con i primi usciti dall’Accordo di Parigi e la seconda e la terza invece sostenitrici e firmatarie. Eppure, di fronte all’ascesa della Cina, si schiererebbero diplomaticamente e militarmente l’una al fianco dell’altra nel caso la sicurezza regionale venisse messa in pericolo.
È dunque fondamentale in una simulazione delle Nazioni Unite che i delegati colgano appieno il peso internazionale del Paese rappresentato, che sappiano filtrare il tema del dibattito sulla base degli interessi nazionali e ricostruire la rilevanza che tale tema ha per la propria politica estera e, in questo modo, ricreare allineamenti realistici e credibili con altri Stati.

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